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ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI

di

CARLO GOLDONI

  

Adattamento e regia FRANCO LUPI VIII

 

 

 

 

 

 

La trama

Nella locanda di Brighella, Clarice, figlia di Pantalone, si fidanza con Silvio, figlio del Dottore, dopo la notizia della morte di Federigo Rasponi (un uomo di affari di Torino cui il padre l’aveva promessa) l’ha sciolta dall’impegno. L’arrivo del redivivo Rasponi getta lo scompiglio: solo Brighella riconosce nel guastafeste la sorella del defunto Beatrice in quanto era stato fedele servitore dei Rasponi e perciò tace .  Beatrice Rasponi, travestita da uomo, è alla ricerca dell’amato Florindo, che è fuggito da Torino dopo aver ucciso in duello Federigo. Anche Florindo è alla locanda, in incognito: ma Arlecchino, servitore di Beatrice si è fatto assumere anche da lui, così che fa vere prodezze per servire entrambi e far sì che non si incontrino mai. Smascherato Arlecchino, caduti i travestimenti, Florindo e Beatrice, Silvio e Clarice, Arlecchino e Smeraldina (serva di Pantalone) convolano a giuste nozze.

 

Le note dell’autore

«In mezzo ai lavori e alle occupazioni sopraggiunge a distrarmi una lettera da Venezia e mette in agitazione tutto il mio sangue e il mio spirito; era una lettera di Sacchi. Tale comico era di ritorno in Italia, sapeva che ero a Pisa, mi chiedeva una commedia e mi inviava, anzi, il soggetto, sul quale mi lasciava libero di lavorare secondo la mia fantasia. Che tentazione per me! Sacchi era un attore eccellente, la commedia era stata la mia passione; sentii rinascere in me il gusto antico, lo stesso fuoco, lo stesso entusiasmo; il soggetto che mi proponeva era “Il servitore di due padroni”; io immaginavo quale partito avrei potuto trarre dall’argomento della commedia e dall’attore principale che doveva rappresentarla; morivo dalla voglia di mettermi di nuovo alla prova…».

CARLO GOLDONI

 

Le note di regia

Un capolavoro goldoniano che continua a stupire per la sua freschezza e per il suo meccanismo perfetto. Per me invece una sfida, ma chi fa teatro lo sa - le sfide sono il motore che fa andare avanti tutto il meccanismo; poi mettiamoci dentro incoscienza, adrenalina, piacere, passione e gli ingredienti ci sono tutti! Penso che le marionette possano davvero sposare l’arte di Goldoni perché sfruttano quella parte grottesca che è peculiare loro ed è proprio la caratteristica sulla quale ho fatto leva. Così come l’altro aspetto su cui ho lavorato molto è quello di annullare il più possibile gli elementi o comunque renderli solo simboli in modo da lasciare la parola e il movimento delle marionette come unici veri protagonisti; tanto più che per le voci ho potuto contare su un cast davvero eccezionale. E’ mia abitudine utilizzare questo spazio per ringraziare tutti coloro i quali, direttamente o indirettamente, contribuiscono ad assecondare le mie follie teatrali.

 

FRANCO LUPI