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MACBETH

di

SHAKESPEARE - VERDI

  

Adattamento e regia FRANCO LUPI VIII

 

 

 

 

 

 

Note di regia

Un’opera lirica e un’opera letteraria: MACBETH; Verdi e Shakespeare: due che al teatro hanno dato la loro vita artistica lasciandoci un’eredità inestimabile e, per fortuna, intramontabile. Ecco, proprio nel bicentenario della nascita di Verdi l’idea di unire i due “grandi” in un evento marionettistico unico nel suo genere; arie e musiche verdiane, testo e prosa shakespeariani in un continuo intreccio quasi favolistico. L’ossatura delle due opere è perfetta per la peculiarità delle marionette che può così far leva sul fantastico di cui la storia è ricca; oseremo quasi dire un “colossal” proprio per le molteplici situazioni di trasformazioni, apparizioni, scenari imponenti, luci spettacolari. Lo spessore drammaturgico e quello lirico fanno di questa versione un’interessante mix di prosa e canto che mira a mettere in evidenza le reciproche suggestioni dei due capolavori, dove la musica verdiana e l’arte marionettistica si fondono a vicenda in una fitta rete di rimandi e di seduzioni emozionali. Il progetto si avvale dell’apporto scientifico dell’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare a cui va il mio più sentito ringraziamento così come a tutti coloro che come sempre mi seguono in queste follie teatrali. Mi fa piacere anche ricordare che la compagnia si avvale di un sofisticato impianto tecnico da permettere la riduzione drastica dei consumi elettrici portandoli dai circa 70/80 KW necessari ai 2/3 realmente utilizzati.

Franco Lupi

 

TRAMA


In Scozia. Macbeth e Banco sono di ritorno da una vittoriosa battaglia contro i rivoltosi. Incontrano tre streghe, che fanno loro una profezia: Macbeth sarà signore di Cawdor e in seguito re di Scozia, mentre la progenie di Banco regnerà. Parte della profezia si avvera subito. Giunge infatti un messaggero che comunica a Macbeth che re Duncano gli ha concesso la signoria di Cawdor. Al castello, si attende la venuta del sovrano. Venuta a conoscenza della profezia delle streghe, l’ambiziosa Lady Macbeth incita il marito a uccidere il re. La notte avviene il regicidio. Del delitto viene incolpato il figlio di Duncano, Malcolm, che si trova costretto a fuggire in Inghilterra. Ora che Macbeth è re di Scozia, la moglie lo convince a liquidare Banco e soprattutto il figlio di costui, Fleanzio, nel timore che si avveri la seconda parte della profezia. I sicari di Macbeth assassinano Banco in un agguato, ma Fleanzio riesce a fuggire. Durante un banchetto a corte, Macbeth è terrorizzato dall’apparizione del fantasma di Banco. Inquieto, Macbeth torna dalle streghe per interrogarle. Il verdetto è oscuro: egli resterà signore di Scozia fino a quando la foresta di Birman non gli muoverà contro e che nessun “nato di donna” potrà nuocergli. Lady Macbeth, intanto, lo incita ad uccidere la moglie e i figli del nobile profugo Macduff, che insieme a Malcolm sta radunando in Inghilterra un esercito per muovere contro Macbeth. L’esercito invasore giunge segretamente al comando di Malcom e Macduff. Giunti nei pressi della foresta di Birnam, i soldati raccolgono i rami degli alberi e con questi avanzano mimetizzati dando l’impressione che l’intera foresta si avanzi (come nella profezia). Lady Macbeth, nel sonno, è sopraffatta dal rimorso e muore nel delirio. Macbeth, rimasto solo, fronteggia l’invasore, ma è ucciso in duello da Macduff, l’uomo che, venuto al mondo con una sorta di parto cesareo, avvera la seconda parte del vaticinio (“nessun nato di donna ti nuoce”).
 

 

 

NOTE

Così scrive Massimo Bontempelli nel suo celebre discorso su Verdi, pronunciato alla Fenice di Venezia il 2 febbraio del 1941: «Ho nominato, accennando alla formazione del tipo verdiano, anche il teatro di marionette: questo non è paradosso, né irriverenza. La scuola ha una tendenza assurda: quella di mandar a imparare solamente dai più consacrati e perfetti; invece i maggiori si sono spesso collegati a esempi imprevedibili. Shakespeare non ha imparato dalla tragedia greca, ma da mediocri esperienze popolari. Dante apprende da oscuri visionisti più che da Virgilio; Molière e Goldoni dalla commedia improvvisa, non da Plauto né dal Cinquecento. Ma il caso più singolare è appunto questo di Verdi. Lui col suo enorme istinto ha saputo ricavare attegiamenti fondamentali del suo spettacolo non già dal melodramma dei suoi predecessori, ma dal teatro più nettamente popolare, che è il teatro di marionette».

La storia del melodramma e quello delle marionette si intrecciano fin dalle loro origini. Non si tratta di un caso, dato che l’incontro tra i due generi è insito nella loro natura. Sia opera lirica che lo spettacolo marionettistico, infatti, tendono a una trasfigurazione del reale attraverso l’esaltazione del meraviglioso.

Il melodramma verdiano è paradigmatico da questo punto di vista, non solo per le motivazioni di cui accenna Bontempelli, ma anche perché in quel tessuto fantastico le marionette sono in grado di riconoscersi, trovando nuovi soggetti per arricchire il loro repertorio. Non è certo un caso che moltissime opere verdiane, quali ad esempio Otello, La battaglia di Legnano, Aida, Trovatore, Nabucco, Giovanna d’Arco… diventino immediatamente spettacoli di marionette di grande successo. In particolare il Macbeth, si trasformerà in  quello che può essere considerato uno dei capolavori della drammaturgia popolare per marionette di ogni tempo: Macbeth, ovvero l’assassinio di Duncano Re di Scozia.

Scritto da Alfredo Cagnoli nel 1906, il copione si sviluppa sulla suggestione del capolavoro verdiano,  i cui numerosi echi formano quasi un’ossatura portante.

Si tratta di un testo in prosa, anzi di una tra le più antiche versioni italiane non musicali del capolavoro shakespeariano, ma che trova un suo plus valore scenico proprio nella memoria della musica verdiana. La scelta di un intreccio melodrammatico a forti tinte si unisce a una grande sapienza drammaturgica, dove la sintesi sicura del dialogo e la ricchezza degli effetti scenici si innestano su un’azione che procede per rapide scene. Di grande interesse è l’inserimento del personaggio di Goffetto, una sorta di buffone, che conferisce al lavoro un’innegabile originalità. Tragico e comico, prosa e lirica si mescolano continuamente nel copione, secondo la più genuina tradizione del teatro popolare. In questo contesto il personaggio di Macbeth si colora di tinte inedite e di grande effetto scenico, imparentandosi con i grandi “dannati” della storia del teatro, con Don Giovanni in particolare, di cui è ripresa la fine propria della versione dei comici dell’Arte: quella per cui l’uomo che sfida la legge di Dio e degli uomini è destinato non a morire, ma ad essere trascinato vivo nell’inferno da una torma di demoni.

Alfonso Cipolla

 

 

SCHEDA TECNICA

  

PALCOSCENICO MISURE MINIME: larghezza 9mt; profondità 6mt; altezza 5mt 

BOCCASCENA MISURE MINIME: larghezza 6,5mt; altezza 4mt (il boccascena della compagnia ha una larghezza di 6,5 MT)

CARICO ELETTRICO: 3 KW – 220V  la compagnia si avvale di un sofisticato impianto tecnico da permettere la riduzione drastica dei consumi elettrici portandoli dai circa 70/80 KW necessari ai 2/3 realmente utilizzati 

INQUADRATURA NERA COMPLETA 

PERSONALE RICHIESTO: 2 facchini per carico e scarico 

DURATA SPETTACOLO: 82 minuti con o senza intervallo (per la resa dello spettacolo è meglio senza intervallo) 

TEMPO MONTAGGIO: 5 ore 

TEMPO SMONTAGGIO: 1 ora e 30 minuti 

 

La scena ha una visibilità perfetta in una sala di 18mt di larghezza e 30mt di profondità

La struttura  è autoportante e quindi può anche essere montata in uno spazio non teatrale

 

Durante lo spettacolo viene utilizzata una macchina del fumo, pertanto è bene disattivare le sirene antincendio. 

 

Lo spettacolo è depositato alla S.I.A.E. come MACBETH autore FRANCO LUPI sezione D.O.R. – musiche di scena GIUSEPPE VERDI (MACBETH 22 minuti e 14 secondi)